Perché l'Ambasciata d'Agarthi? Il nostro passato e l'iter delle nostre ricerche ha portato a una conclusione: Siamo convinti che in quest'epoca di grandi mutamenti politici, climatici ed ecologici, c'è la necessità di creare un punto di riferimento preciso dove uomini e donne possano trovare un rifugio mentale e di pensiero dove creare il nuovo.
lunedì 10 agosto 2020
sabato 8 agosto 2020

“I Tarocchi sono una finestra aperta sull’infinito” - “Quando
si riesce a farli parlare, superano in eloquenza qualunque discorso, poiché
permettono di ritrovare la Parola perduta, cioè l’eterno pensiero vivente del
quale sono l’espressione enigmistica“.
Wirth
Voglio scegliendo una lama
che viene ritenuta negativa dimostrare che i Tarocchi vengono umiliati
utilizzandoli per parlare di amanti e altre bassezze di umani che non percorrono
la via della conoscenza di sé stessi.

L’Appeso non si riferisce a un uomo soggetto a punizione. La sua apparizione in una lettura indica una ricerca spirituale che conduce ad una decisione, una transazione, un cambio di direzione. Frequentemente, la carta predice la resa di fronte all’esperienza, la fine di una lotta, l’accettazione. Quando questa carta appare nella lettura devi dare ascolto al tuo io interiore, anche se il messaggio può sembrare contrario alla logica.
Poi nella carta dell’Appeso va notato il simbolo fatto da un triangolo e da una croce. Chi ha presente l’appeso ricorda che ha una posizione strana; è singolare che uno venga appeso per una gamba sola e che l’altra gamba sia a croce. In realtà è una croce sopra a un triangolo che simboleggia l’acqua. Praticamente sono i quattro elementi che predominano e che possono essere padroneggiati solo se uno si abbandona al flusso dell’acqua.
Nulla a che vedere con le
enormi falsità proferite da maghetti e cartomanti.
Postato da: R.L.DM.7*
mercoledì 5 agosto 2020
Solo l’Eletta potrà bere alla Fonte

martedì 4 agosto 2020
IL CANE, IL LUPO E DIO
"Il cane, il lupo e Dio": Folco Terzani esplora il potenziale umano
Una favola-romanzo, adatta a grandi e piccini: "Il cane, il lupo e Dio" è il nuovo libro di Folco Terzani, figlio di Tiziano Terzani, grande scrittore e giornalista italiano scomparso.
"Il cane, il lupo e Dio", si apre così, con uno dei comportamenti che pensiamo tra i più odiosi e vigliacchi: un cane abbandonato dal suo padrone. Non sappiamo niente di lui e delle ragioni del suo gesto, se non che amava il suo cane e che quell'abbandono rappresenta l'occasione forzata per l'inizio di un lungo viaggio di formazione alla vita.
Il cane aveva riposto nei limiti del suo padrone tutta la sua vita, totalmente dipendente da lui. Un po' quello che succede a noi quando pensiamo che la nostra felicità dipenda da qualcun altro. Che se ce la dà può anche togliercela improvvisamente, senza avvertirci, senza che noi possiamo capire. Era il padrone del cane a pensare al riparo, al cibo quotidiano quando lui aveva fame, all'acqua quando aveva sete o ad ogni altra sua necessità."Il cane, il lupo e Dio" è una favola che racconta quanto potenziale c'è ancora in noi nei momenti più bui e dolorosi, quelli in cui pensiamo di non avere più possibilità e ci sentiamo soli, senza risorse e senza neppure un minimo della fiducia che sarebbe necessaria per ricominciare.
Il viaggio inizia quando non c'è più casa, né amore, né cibo e con la convinzione profonda che senza il suo padrone il cane non potrà sopravvivere. L'abbandono sembra diventare, quindi, qualcosa di necessario alla nostra crescita e che ci riporta al contatto ormai perso con noi stessi, con la nostra reale natura sconosciuta e temuta, nascosta dalle comodità e dai confort cui ci siamo abituati.
Il cane si mette in cammino e incontra i suoi simili. Alcuni lo aiuteranno e altri si riveleranno diversi da come li aveva immaginati ma è l'incontro con un branco di lupi che sarà determinante per conoscere la foresta in una natura lussureggiante, piena di pericoli ma anche di profonda bellezza, madre, maestra e fonte di infinite risorse e possibilità. Il lupo è l'animale guida, la saggezza, il compagno che aiuta a trovare la strada verso la Montagna della Luna, lontana e leggendaria, probabile sorgente della vita. La meta raggiunta, in realtà si rivelerà un luogo desolato e gelido ma il lungo cammino ha preparato il protagonista a vedere con occhi completamente nuovi la realtà che gli si presenta.
Il cane, il lupo e Dio è un libro sulle separazioni e gli abbandoni della nostra vita come dolorose e fondamentali occasioni di rinascita e rinnovamento profondo. E' un libro sulla fiducia, l'ascolto, l'attenzione che dobbiamo prima di tutto a noi stessi e alle nostre emozioni. E', ancora, un'opera sulla scoperta di un sentimento religioso che dovremmo alla Natura se ci mettessimo in connessione con lei. E', infine, un libro sulla libertà, di quanto essa sia difficile e per niente innocua.
Recensione di Marìca Spagnesi

Commento: Questo romanzo è un vero viaggio iniziatico in cui immergersi e identificarsi con quel cane addomesticato (come siamo addomesticati tutti noi dalle regole di una società che non ti vuole libero) guardarsi dentro e misurarsi scoprendo che le paure e le prove sono delle chiavi preziose per aprirsi e misurarsi in quel mondo che è solo nostro e che conoscendolo ti permette di vivere libero ed essere te stesso, anche in mezzo alle gabbie costruite dalla famiglia, dalla scuola, dalle religioni e dai credi politici. Misurarsi con la morte è importante perchè lì vi è il mistero della vita, ci accompagna dal nostro primo vagito ed è anch’essa un Maestro da ascoltare. Veramente molto bello e profondo ma tutto raccontato come una favola e come le favole più vere capace di insegnare.Dal libro questa frase fantastica: “Non è che non vogliamo essere amici degli umani”, spiega l’anziano capobranco Muni al Cane: “Anzi, sarebbe bello. Ma vogliamo rimanere indipendenti, seguire gli istinti con cui siamo nati, non i loro. Gli umani si credono padroni del mondo, ma ancora non lo sono. Noi sopravviviamo nell’ombra, dove non sono ancora arrivati”.
Postato da E.d.R.7
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Una favola-romanzo, adatta a grandi e piccini: "Il cane, il lupo e Dio" è il nuovo libro di Folco Terzani, figlio di Tiziano Terzani, grande scrittore e giornalista italiano scomparso.
"Il cane, il lupo e Dio", si apre così, con uno dei comportamenti che pensiamo tra i più odiosi e vigliacchi: un cane abbandonato dal suo padrone. Non sappiamo niente di lui e delle ragioni del suo gesto, se non che amava il suo cane e che quell'abbandono rappresenta l'occasione forzata per l'inizio di un lungo viaggio di formazione alla vita.
Il cane aveva riposto nei limiti del suo padrone tutta la sua vita, totalmente dipendente da lui. Un po' quello che succede a noi quando pensiamo che la nostra felicità dipenda da qualcun altro. Che se ce la dà può anche togliercela improvvisamente, senza avvertirci, senza che noi possiamo capire. Era il padrone del cane a pensare al riparo, al cibo quotidiano quando lui aveva fame, all'acqua quando aveva sete o ad ogni altra sua necessità."Il cane, il lupo e Dio" è una favola che racconta quanto potenziale c'è ancora in noi nei momenti più bui e dolorosi, quelli in cui pensiamo di non avere più possibilità e ci sentiamo soli, senza risorse e senza neppure un minimo della fiducia che sarebbe necessaria per ricominciare.
Il viaggio inizia quando non c'è più casa, né amore, né cibo e con la convinzione profonda che senza il suo padrone il cane non potrà sopravvivere. L'abbandono sembra diventare, quindi, qualcosa di necessario alla nostra crescita e che ci riporta al contatto ormai perso con noi stessi, con la nostra reale natura sconosciuta e temuta, nascosta dalle comodità e dai confort cui ci siamo abituati.
Il cane si mette in cammino e incontra i suoi simili. Alcuni lo aiuteranno e altri si riveleranno diversi da come li aveva immaginati ma è l'incontro con un branco di lupi che sarà determinante per conoscere la foresta in una natura lussureggiante, piena di pericoli ma anche di profonda bellezza, madre, maestra e fonte di infinite risorse e possibilità. Il lupo è l'animale guida, la saggezza, il compagno che aiuta a trovare la strada verso la Montagna della Luna, lontana e leggendaria, probabile sorgente della vita. La meta raggiunta, in realtà si rivelerà un luogo desolato e gelido ma il lungo cammino ha preparato il protagonista a vedere con occhi completamente nuovi la realtà che gli si presenta.

sabato 18 luglio 2020
19 Luglio 1977 e Lei verrà

lunedì 13 luglio 2020
La mālā "collana per la recitazione [dei nomi del Buddha]
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| I mala sono ghirlande indiane composte da 108 grani. Vengono utilizzati sia dagli induisti che dai buddisti e rappresentano per i devoti di entrambe le religioni degli strumenti di preghiera e di meditazione.
Ecco la descrizione dell'oggetto forse più utilizzato fra i praticanti del buddhismo tibetano: La mala.
Raccontato direttamente da Guru Rinpoche, il grande Maestro Padmasambhava:
Guru Padmasambhava disse: “Ogni volta che reciti mantra pacifici, usa la punta del pollice per contare con la mala. Quando si recitano mantra espansivi, usa il terzo dito. Usa l'anulare e il pollice quando reciti mantra potenti e usa il mignolo quando reciti mantra rabbiosi.
Usa solo la mano sinistra per contare i mantra. La mano destra è usata raramente; per esempio, in alcune pratiche irate". (Alcuni libri insegnano l'uso di entrambe le mani, ma non usano solo la mano destra).
Guru Padmasambhava continua: "Mantieni la tua mala in un luogo privato.
È molto importante proteggere la tua mala dalla contaminazione di persone non virtuose. Anche una mala speciale di semi di bodhi o oro può smettere di essere di beneficio a chiunque.
Se viene a contatto con le mani di una persona che ha commesso uno qualsiasi dei cinque crimini atroci, fallirai in qualunque cosa tu cerchi di compiere. "
Generalmente è meglio tenere la propria pratica personale, comprese immagini di yidam, strumenti rituali associati a quel praticante come testi di Mala Sadhana, ecc. nascosti dalla vista del pubblico. La propria pratica personale è destinata alla raccolta del "potere" quando lo si mantiene segreta e nascosta agli occhi e alle orecchie di altri esseri senzienti, mentre se lo si mostra, il "potere" si dissipa facilmente come l'evaporazione della nebbia o dell'acqua bollente in un pentola senza piano".
Padmasambhava afferma: “Il miglior tipo di mala da utilizzare per aumentare il numero di recitazioni è una mala creata da un gioiello prezioso. Una mediocre mala è fatta dal seme di un albero o di un frutto, e un tipo inferiore di mala è fatta da legno, terra, pietra.
Una mala fatta da conchiglie, terra, legno o semi di alberi o frutti è pensata per essere usata per realizzare sadhana e azioni pacifiche. Una mala fatto con l'oro realizzerà karma espansivi. Una mala di corallo rosso è la migliore per realizzare potenti sadhana. Una mala in acciaio o turchese è buono per l'attività rabbiosa. Una mala fatta da dzi o altre pietre preziose può essere usata per completare qualsiasi attività karmiche che stai facendo.
Una mala fatta da semi di albicocca compirà un'espansione attiva. Una mala fatto da “lot ton” (un piccolo seme nero rotondo all'interno di un frutto) svolge una potente attività Una mala fatta da perle di raksha realizza pratiche irate. Una mala fatto con semi di bodhi compie tutti i dharma. Mala di legno di bodhi compiono pacifici karma. Una mala di perle di gelso compie potenti karma. Mala di legno di mogano compiono pratiche irate. Mala fatte di avorio, soprattutto dalla zanna di un elefante, realizzeranno tutte le attività interessate.
Le perle di pietra sono buone per la pratica espansiva. Le perle di medicina sono buone per la pratica dell'ira. Mala con molti diversi tipi di gioielli sono buoni per qualsiasi pratica.
Tuttavia, ti suggerisco di non tentare di creare un mala con molte perle diverse perché, a meno che tu non sappia quali combinazioni sono efficaci, potresti causare un risultato non positivo".
Successivamente, il testo menziona i diversi tipi di benefici derivati dall'utilizzo di diversi tipi di Malas:
"Una mala di ferro o acciaio moltiplica la virtù che si accumula con ogni recitazione in modo generale. Una mala di rame moltiplica ogni recitazione quattro volte. Una raksha mala moltiplica ogni recitazione per 20 milioni e una mala di perle per 100 milioni. Una mala d'argento si moltiplica per 100.000 e una mala rubino per 100 milioni. Una mala con semi di bodhi mostra benefici illimitati per qualsiasi forma di pratica, sia essa pacifica, espansiva, potente o irata.
Dovresti conoscere tutti il significato del mala e il modo migliore per metterlo insieme. Stringi la tua mala usando tre, cinque o nove stringhe e nessun altro numero. Tre corde simboleggiano i tre kaya, cinque corde simboleggiano i cinque buddha e le nove corde simboleggiano i nove veicoli.
La perla del guru principale può essere composta da tre perle, simbolo che simboleggia i tre stati di essere vajra, i tre kaya. La perla più piccola all'esterno dovrebbe essere blu, forse fatto di lapislazzuli. Il colore blu simboleggia la mente immutabile della verità ultima. La perla nel mezzo dovrebbe essere rossa, per simboleggiare il discorso del vajra, e la perla più interna dovrebbe essere bianca, per simboleggiare il corpo del vajra.
La tua mala deve essere benedetta da un lama e dovresti benedire costantemente il tuo mala imbevendolo di energia. Devi mettere energia nella tua mala prima di contare le recitazioni con esso, per produrre un reale beneficio.
Dovresti pulire la bocca e la mano, quindi la tua mala, prima di usarla.
Puoi anche profumarla con olio di sandalo.
Quindi, generati come divinità, posiziona la mala nella mano sinistra e disponi le perline con la perlina guru posizionata verticalmente al centro. Recita il mantra che trasforma tutti i dharma nella consapevolezza della loro vera natura: OM SWABAVA SHUDDO SARVA DHARMA SWABAVA SHUDDO HAM. Questo mantra purifica e trasforma le percezioni impure nella consapevolezza del vuoto.
Dal vuoto, la perlina guru appare come la divinità centrale nel mandala, e le altre perle appaiono come membri dell'entourage. Questa parte della pratica è la meditazione sul samayasattva. Quindi, invoca il jnanasattva. Invita gli esseri della saggezza primordiale a venire avanti, agganciandoli in modo che si dissolvano nel samayasattva, proprio come faresti in una sadhana. Invita gli esseri saggezza a venire dalle loro terre pure nello spazio di fronte a te. Quindi si dissolvono nella tua mala e rimangono fermi lì. Pertanto, ogni parte della tua mala è l'intero mandala. Ciò include la divinità centrale, l'entourage, i sedili di loto, gli ornamenti, gli emblemi delle mani, i colori, ecc. La benedizione della tua mala in questo modo moltiplica ogni sillaba di qualunque mantra che reciti 100.000 volte, oltre a causare buoni risultati karmici. Pertanto, è estremamente importante farlo.
La tua mala rappresenta non solo la forma della divinità, ma anche il discorso della divinità. Ad esempio, se reciti il mantra delle cento sillabe, la perlina del guru rappresenta la sillaba OM e le altre perline rappresentano le sillabe rimanenti.
Qualunque sia il tipo di pratica che stai praticando, che sia pacifica, irata, potente o espansiva, sii sempre consapevole che il pollice è un gancio vajra che aggancia poteri spirituali, divinità e altre benedizioni. È anche facile spostare le perline con il pollice".
Tratto dalla pagina: shambhalaviaggioversooriente
Postato da R.L.D.M.7*
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lunedì 6 luglio 2020
LAMBRO: UN FIUME SACRO PRIMORDIALE
